Think4Food Talk: Agroinnovation from solidarity to sustainability

Nel periodo dell’emergenza sanitaria, il nostro rapporto con il cibo è cambiato: dalla riduzione degli sprechi casalinghi all’attenzione alla salute, sono tanti i piccoli gesti che hanno reso le abitudini alimentari più responsabili. I consumatori sono diventati maggiormente consapevoli del processo di produzione e distribuzione e hanno compreso quanto sia importante tutelare una delle attività base del nostro Paese: l’agricoltura. D’altra parte, per uscire dalla crisi il settore agricolo sta sempre più puntando sull’innovazione tecnologica, adottando pratiche produttive più sostenibili, che consentono di avvicinarsi ai 17 SDGs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, in particolare al decimo (ridurre le ineguaglianze) e al tredicesimo (combattere il cambiamento climatico).

Agroinnovation from solidarity to sustainability” è il titolo del terzo appuntamento dei “Think4Food Talk”, la serie ideata da Legacoop Bologna e Future Food Institute per promuovere la Call 4 ideas di Think4Food. Dedicato alle strategie di sviluppo sostenibile e di innovazione per supportare l’agricoltura nel periodo post Covid-19, ha avuto ospiti Christian Fossi di Cooperare con Libera Terra, Cristiano Spadoni di Image Line, Giuseppe Savino di Vazapp e Costanza Fregoni di Horta Srl. Moderatore, Francesco Castellana del Future Food Institute.

Terra e legalità

Cooperare con Libera Terra è l’agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità formata da oltre 70 soci (aderenti ad almeno una delle tre centrali cooperative), che supporta le associazioni riunite in Libera. “Da una parte la mission dell’agenzia è monitorare che venga rispettato il disciplinare del marchio Libera Terra – spiega il coordinatore Christian Fossi –, dall’altro è consolidare lo sviluppo imprenditoriale delle cooperative che gestiscono beni e terreni confiscati alla criminalità organizzata attraverso il trasferimento di know how”. Cooperare con Libera Terra favorisce infatti lo scambio di competenze ed esperienze, con l’obiettivo di realizzare progetti imprenditoriali sostenibili dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

La prima cooperativa di Libera Terra nasce nel 2001: è la “Placido Rizzotto” che nel corleonese coltiva i terreni confiscati a boss del calibro di Brusca e Riina, producendo pasta, vino, olio e legumi. “Libera promuove e monitora i progetti di riuso sociale dei beni confiscati ed è titolare del marchio Libera Terra – continua Fossi, dettagliando attori e ruoli della filiera –; i Comuni sono i proprietari dei beni e ne decidono la destinazione di uso; Cooperare con Libera Terra mette a disposizione competenze e monitora il rispetto del disciplinare Libera Terra”.

Oggi aderiscono a Libera Terra 9 cooperative e un consorzio, che complessivamente coltivano secondo il metodo biologico circa 1.400 ettari tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, impiegando oltre 150 lavoratori. “La filosofia è utilizzare il bene confiscato come volano di sviluppo del territorio, ponendosi quindi come alternativa economica e sociale”, dice Fossi. Il disciplinare del marchio Libera Terra prevede l’osservanza di 3 requisitivi: di tipo etico (il rispetto di lavoratori e legalità); di tipo sociale (l’inserimento di persone svantaggiate, l’apertura al territorio); di tipo qualitativo (il metodo biologico). Libera Terra organizza inoltre campi di impegno e formazione sui beni confiscati, oltre a un progetto di turismo responsabile per valorizzare le strutture ricettive gestite dalle cooperative.

Raccontare l’agroinnovazione

“Da 32 anni, Image Line racconta storie di innovazione e sostenibilità nell’ambito dell’agricoltura, creando community tematiche”, dice il business strategy manager, Cristiano Spadoni. La società edita AgroNotizie, rivista online che consente a imprenditori agricoli, tecnici e professionisti del settore di conoscere e approfondire le novità del settore: dall’evoluzione della normativa (nuove leggi e revoche) alle nuove tecnologie (macchine agricole e soluzioni per difesa delle piante). Una rubrica, “Agricoltura digitale”, è espressamente dedicati ai processi produttivi innovativi, all’agricoltura di precisione, alla tracciabilità dei prodotti con tecnologie blockchain.

Le tecnologie digitali possono accelerare il raggiungimento degli SDGs del 22%”, continua Spadoni citando un’altra rubrica di AgroNotizie, “AgroInnovazione”, con cui si vogliono “creare relazioni affinché la ricerca scientifica possa arrivare direttamente in campo”. Per sostenere lo studio e la ricerca in agricoltura, Image Line ha inoltre stretto una partnership con l’Accademia nazionale di agricoltura e con l’Accademia dei Georgofili, mentre in collaborazione con l’associazione Aid4Mada ha creato la prima serra di agricoltura idroponica del Madagascar, che rifornirà una mensa scolastica di verdure e ortaggi freschi a km 0.

Dss e cooperazione sociale

Gli ultimi due ospiti del talk sono stati Costanza Fregoni, coordinatrice della Filiera vite di Hort@ Srl, e Giuseppe Savino, founder di Vazapp. Spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Hort@ è una piattaforma per la valorizzazione della ricerca agroalimentare, il trasferimento dell’innovazione tecnologica alle realtà produttive e lo sviluppo di nuovi prodotti e mezzi tecnici da immettere sul mercato. Vazapp è un progetto di innovazione sociale che favorisce la cooperazione e la diffusione di conoscenze tra gli agricoltori per facilitare lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali.

“L’Italia è il Paese leader nella produzione vitivinicola – dice Costanza Fregoni –. I dati ci confermano come ci sia un mutamento climatico in atto che anche l’attività agricola ha contribuito a determinare, ma non sappiamo esattamente se questa tendenza possa subire un’inversione a meno che non miglioriamo il nostro comportamento. Dobbiamo quindi dotarci di conoscenze e strumenti avanzati, capendo che non possiamo più fare come abbiamo sempre fatto. I problemi più gravi sono quello idrico, perché piove in maniera anomala e spesso con eventi violenti, e quello termico, perché anche le temperature hanno subito cambiamenti importanti”.

In agricoltura stanno guadagnando terreno i Dss, i “Decision support system”. “Rappresentano il core business di Hort@ – spiega Fregoni –. Sono dei servizi web che hanno lo scopo di supportare colui che gestisce il campo, fornendo informazioni che gli consentano di prendere decisioni più razionali e consapevoli. I Dss si alimentano con una serie di dati (tra cui i dati meteorologici storici; i dati meteo-previsionali; i dati relativi al campo, la coltura e lo stadio di sviluppo della coltura), che vengono elaborati secondo un modello matematico per restituire delle allerte che permettono all’agricoltore di conoscere con anticipo un eventuale problema che si potrebbe verificare e intervenire: l’insorgenza di una malattia, l’attacco di un insetto dannoso, un eccesso di temperatura, una carenza idrica”.

Due recenti iniziative di Vazapp sono invece dedicate ai temi della solidarietà e della sostenibilità ambientale: “Adotta un contadino” e “Adotta un melograno”. “Sono due percorsi che abbiamo sviluppato nell’era Covid – spiega Savino –: il primo per ricordare alle persone che il cibo non nasce nel supermercato ma viene concepito nella relazione tra l’uomo e la terra, invitandole ad acquistare direttamente dai contadini; con ‘Adotta un melograno’ abbiamo invece provato a capire come le videochiamate potessero aiutare le persone a interagire con il mondo agricolo, permettendo di adottare alberi che verranno spediti o consegnati in campo. Questo sempre per comunicare che prima di un prodotto c’è una persona, quello che noi definiamo ‘km vero’”.

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