Coltivare in periferia diventa sostenibile e socialmente utile, l’esempio lo dà EtaBeta

Quattro ettari di terreno (messi a disposizione del Comune di Bologna) coltivati a ortaggi e cereali che poi vengono distribuiti porta a porta o venduti al Mercato del Novale in piazza Carducci, ogni domenica mattina. Così come, ogni venerdì, allo Spazio Battirame nel quartiere San Donato. Tutto questo per favorire l’integrazione di “persone diversamente professionali”. È il progetto “EtaBeta Bio” ideato dalla cooperativa sociale EtaBeta (in collaborazione con l’Azienda sanitaria Usl e con l’Università di Bologna) che gestisce lo Spazio Battirame (in via del Battirame, 11) le cui mura «assistono a un lungo racconto, a una storia di tradizioni contadine, di trasformazioni urbanistiche, di comparti industriali di periferia, di occupazioni indebite, degrado, sofferenze e ora si fa strada un presente di cura e riscatto, di sperimentazione e utilità sociale», come si legge sul sito della cooperativa.

EtaBeta Bio” oltre a praticare un’agricoltura inclusiva si occupa anche di cucina degli avanzi e di trasformazione dei prodotti. Gli orti didattici, che fanno parte del progetto, servono per imparare sulla base dell’esperienza. Inoltre, la cooperativa organizza regolarmente degli incontri che riguardano salute e alimentazione proprio come si legge nell’obiettivo 2 2 dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile:«Migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile». 

Foto: EtaBeta/Facebook 

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