Food Is A Conversation: come garantirci un futuro ricco di alimenti?

Utilizzare le nuove tecnologie per cambiare la cultura alimentare, incentivare l’autoproduzione, ridurre gli sprechi e educare le giovani generazioni. Secondo gli esperti Michael Wolf e Hirotaka Tanaka, ospiti dell’incontro “Food Is A Conversation: Global Food Tech For SDGs”, organizzato il 10 maggio dal Future Food Institute a Bologna presso la Scuderia – Future Food Urban CooLab, è questa la ricetta da seguire oggi per garantirci un futuro ricco di alimenti.

 

“Il ruolo sociale del cibo è fondamentale: esso è un indicatore della propria cultura e plasma l’identità di ciascuno di noi, perché ognuno è (anche) ciò che mangia”, afferma Sara Roversi, direttrice del Future Food Institute. “Oggi il mercato globale del cibo vale circa 8 trilioni di dollari, ma qual è l’impatto dell’industria alimentare sul cambiamento climatico? Tutte le scelte che facciamo hanno enormi ripercussioni sull’ecosistema del pianeta”.

“Cosa dovremmo mangiare per essere in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu? Ormai non basta più dire che vorremmo essere sostenibili, dobbiamo cominciare a farlo. Bisogna passare dall’intenzione all’azione, perché il cambiamento climatico sta sulla punta della nostra forchetta”.

Stando alle attuali stime della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nell’anno 2050 sulla terra vivranno circa 9 miliardi di abitanti. Come garantire a tutti un’alimentazione adeguata? Una tale crescita demografica impone, oltre che una maggiore consapevolezza sulle nostre scelte alimentari quotidiane, la messa a punto di nuove tecnologie e modelli alimentari sostenibili, per sfruttare e distribuire al meglio le risorse del nostro pianeta.

E così sono sempre più coloro che decidono di investire in imprese e progetti ad alto potenziale food-tech, abbracciando le grandi sfide degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Tra loro Michael Wolf, editore del web magazine The Spoon e creatore di Smart Kitchen Summit, e Hirotaka Tanaka, direttore della società giapponese Sigmaxyz e organizzatore di Smart Kitchen Summit Japan.

Quali “ingredienti” possono rivoluzionare le nostre abitudini alimentari?

  • smettere di comprare cibi già pronti e riscoprire l’importanza del cucinare;
  • ridurre lo spreco alimentare attraverso l’economia circolare, rafforzando le reti di comunità (quello che non mangiamo noi lo mangerà qualcun altro!);
  • incentivare il mercato del brutto ma buono: prodotti imperfetti dal punto di vista estetico ma di buona qualità, verdure con una forma differente rispetto a quella che siamo abituati a vedere sugli scaffali dei supermercati, oppure frutta di un calibro più piccolo rispetto allo standard;
  • Sensibilizzare i giovani attraverso l’educazione nelle scuole e le nuove tecnologie digitali.

 

Michael Wolf: “La cosa più difficile non è tanto cambiare le dinamiche che regolano l’industria del cibo, quanto modificare il comportamento delle persone: ciò che comprano, ciò che autoproducono, ciò che mangiano e dove lo mangiano. È questa la vera sfida. Se i consumatori chiederanno più cibo fresco e locale, l’industria dovrà adeguarsi. Per creare una nuova cultura del cibo, il cambiamento generazionale sarà fondamentale”.

“In futuro le coltivazioni non dovranno essere confinate nelle campagne, ma si dovrà produrre cibo anche vicino ai consumatori, negli orti urbani delle città o addirittura nelle case delle persone. Bisogna iniziare a sviluppare sistemi di coltivazione casalinghi, ad esempio facendo crescere ortaggi e proteine vegetali in giardino o sul terrazzo. In teoria tutti noi possiamo diventare piccoli agricoltori. E più le persone produrranno da sole, più avranno libertà”.

 

Hirotaka Tanaka: “Devo ammettere una cosa di cui mi vergogno molto: io non so cucinare. I miei genitori non me l’hanno insegnato e neanche a scuola ho avuto questa possibilità. Oggi però, con le nuove tecnologie, si possono trovare tante modalità innovative per avvicinare i ragazzi alla cucina. Questo non significa necessariamente che ognuno debba imparare da solo, attaccato allo schermo del suo smartphone: si potrebbero invece sfruttare le connessioni digitali e i social media per organizzare corsi e laboratori su temi specifici, mettendo insieme ragazzi con interessi affini. Ben vengano infatti le food tech e la food automation, ma bisogna ricominciare a mettere le mani in pasta”.

“Cucinare è una grande attività, che unisce la tecnologia, il design e l’arte. Le cucine sono laboratori di cambiamento, dove si può davvero fare la differenza. Ma questo spazio deve per forza essere confinato in casa? Forse no. Sarebbe bello che in futuro le tecnologie ci aiutassero a far nascere cucine dappertutto: in ufficio, in palestra, al supermercato e nei luoghi di aggregazione. Vorremmo una democratizzazione delle cucine, e allora power to the kitchen!”

Una mostra contro il cambiamento climatico

La serata ha ospitato inoltre l’evento di chiusura della mostra “Art Night: Climate Smart Evolution”, inaugurata il 1° febbraio: una raccolta di fotografie scattate da maestri di fama mondiale, tra cui Steve McCurry e Sebastião Salgado, che tratta argomenti quali le emergenze climatiche, la sostenibilità ambientale, l’economia verde e circolare e le questioni energetiche. Le immagini sono state selezionate pensando a due diversi target: gli appassionati di arte e fotografia e i policy makers. La mostra cerca così di portare un po’ di arte nel settore ambientale e l’ambiente nel settore artistico.

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